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"DA QUALCHE PARTE VERSO LA FELICITÀ" DI LIA LOUIS - RECENSIONE

Buon pomeriggio lettori,

oggi voglio consigliarvi un romanzo meraviglioso, che sono certa diventerà uno dei vostri titoli preferiti di questo 2020. Si tratta di “Da qualche parte verso la felicità” di Lia Louis edito Fabbri 
Editori.

Titolo: Da qualche parte verso la felicità
Autore: Lia Louis
Editore: Fabbri Editori
Prezzo cartaceo: €18,00
Prezzo ebook: €9,99
Pagine: 363
Genere: Romance contemporaneo

TRAMA

"È come se gli ultimi dodici anni fossero stati una preparazione a questo momento, come se entrambi avessimo sempre saputo, in un modo o nell'altro, di essere diretti qui, dove siamo ora."
La forza dell'amore a sedici anni è dirompente: ti sconvolge, ti fa volare e a volte, quando tutto il resto sembra andare a rotoli, ti salva la vita. Ma può anche distruggerti. È quello che capita a Lizzie quando un giorno Roman - la sua àncora, il suo amico, la sua boccata d'ossigeno - scompare senza lasciare traccia. Dodici anni dopo, quando ormai la sua vita scorre placida, sostenuta da tante piccole rassicuranti certezze, Lizzie riceve una lettera. È di Roman, ed è datata dicembre 2005: il giorno stesso in cui di lui si erano perse le tracce. All'improvviso i ricordi dolorosi riemergono e con essi le promesse infrante del loro amore. La lettera diventa l'unica traccia da seguire per scoprire cosa sia successo a Roman. Una caccia al tesoro piena di imprevisti, incontri e colpi di scena, per ricostruire la verità di una vita lasciata a metà e di una storia che non ha mai trovato lo spazio per sbocciare. Un mistero che porta con sé la speranza di un nuovo inizio. 


RECENSIONE

Mentre leggevo questo romanzo continuavo a ripetermi: “Per quale motivo è rimasto per tutto questo tempo sul mio comodino?!”, avrei dovuto infatti leggerlo prima, poiché è stata una lettura veramente indimenticabile, ricca di colpi di scena e istanti che mi hanno davvero lasciato tanto.
Quella della Louis è una storia che si sviluppa tra passato e presente e che ci viene raccontata da Lizzie. Lei è decisamente una di quelle protagoniste delle quali non ci può non innamorare. È una ragazza che soffre di attacchi di panico, a volte insicura, ma tanto dolce. Vede inoltre sempre il buono nelle persone, nonostante gli altri non riescano a vedere al di là del proprio naso. Ed è quello che succede con Roman. Lui diventa l'àncora di Lizze, la supporta, le fa credere in un mondo fatto di felicità. Solo che un giorno, improvvisamente Roman sparisce e il mondo della nostra protagonista crolla nuovamente, finché dodici anni dopo Liz riceve una lettera che proviene proprio da lui...

I perché, i dove e i come riempiono i miei pensieri fino all'orlo, li appesantiscono e li incurvano come un telone pieno d'acqua, e per quanti sforzi io faccia non riesco a pensare ad altro che non sia Roman Meyers, il Grove e quell'anno. 

Inizieremo quindi un viaggio alla ricerca di Roman, seguendo ogni briciola che riusciremo a cogliere. Sarà davvero un percorso difficile e commovente. Grazie ai numerosi flashback capiremo le difficoltà, i dolori e i momenti più bui vissuti da un ragazzo di soli diciassette anni. Sempre grazie a quelle pagine scopriremo il perché dell'allontanamento di Roman, finché il presente ci regalerà dei momenti indimenticabili. 

È come se dentro mi crepitasse una palla di fuoco. Forte non mi sono mai sentita. Forte è come avrei sempre voluto essere. 

Lo stile dell'autrice non passa di certo inosservato, al contrario lascia il segno. Riesce a trattare temi davvero delicati in un modo così coinvolgente da far rimanere incollato il lettore alle sue pagine. La sua scrittura riesce un attimo prima a strapparti un sorriso e subito dopo ti porta sull'orlo delle lacrime.

Roman però non aveva mia meritato di essere ridotto a un segreto sudicio e inconfessabile. Non era mai stato uno di cui vergognarsi. Io gli volevo bene. Era stato lui a salvarmi la vita. Non loro. Nessuno di loro. Era stato Roman. Giorno dopo giorno.

A chiudere il cerchio, rendendo davvero questo romanzo qualcosa di unico, è il finale. Non sarà infatti un epilogo scontato e se inizialmente questo mi aveva lasciato un po' di amaro in bocca, devo dire che col senno di poi ho condiviso e compreso la scelta dell'autrice. Rimane comunque, a mio avviso, una conclusione che lascia nel lettore uno spiraglio di speranza. 

È bellissimo quando qualcuno a cui vuoi bene apprezza un'altra persona a cui vuoi bene, quando vede ciò che vedi tu. Scalda il cuore. Ti rende fiera. Ti conferma che hai trovato una bella persona nel mondo, tutta da sola.

Lettori, non mi resta davvero che consigliarvi questo viaggio insieme a Lizzie, perché “Da qualche parte verso la felicità” saprà regalarvi forti emozioni. Sicuramente Lia Louis sarà d'ora in poi un'autrice che terrò d'occhio, fatelo anche voi! Non ve ne pentirete affatto!

A presto,
Erica










“LA MIA FAME E’ TROPPO AMORE" DI JESSIE CHAFFEE - RECENSIONE

Ciao a tutti lettori!
Oggi vi parlerò di “La mia fame è troppo amore” di Jassie Chaffee, edito Fabbri Editori. seguitemi nella recensione per saperne di più.


Titolo: La mia fame è troppo amore
Autrice: Jessie Chaffee
Prezzo cartaceo: € 19.50
Prezzo ebook: € 4.99
Editore: Fabbri Editore
Pagine: 335
Genere: Narrativa Contemporanea
Data di pubblicazione: 19 febbraio 2020

TRAMA

Hannah ha lasciato Boston ed è fuggita a Firenze. Ha perso il lavoro dopo l'ennesimo errore, ha allontanato il fidanzato, si è nascosta dalle domande assillanti della sorella, dall'efficienza granitica della madre, dagli sguardi implacabili di chi giudica. Perché Hannah ha smesso di mangiare, da mesi, e prima di scomparire del tutto decide di mettere un oceano tra sé e quella realtà in cui non ha più spazio. Da sola, in Italia, è alla ricerca di un centro, e lo trova nel circolo canottieri di Firenze, un luogo in cui esercitare il suo corpo, riattivarlo e ascoltarlo, concedendogli anche un motivo legittimo per lasciarsi nutrire. Qui Hannah conosce un gruppo di italiani, e tra di loro c'è Luca, discreto e gentile, che senza chiedere nulla inizia a farsi strada nel suo cuore. E mentre comincia a esplorare questo nuovo mondo, fatto del solido silenzio dell'Arno, dei sapori nuovi e variopinti della tavola toscana, delle storie medievali delle tante sante mistiche che praticavano il digiuno come forma di illuminazione, Hannah intraprende anche una battaglia feroce, contro se stessa e la sua "vecchia amica". La allontana per poi tornare ad abbracciarla, in una sfida dolorosa ed estenuante in cui la posta in gioco è il desiderio di vivere.

RECENSIONE

Qui vivo a spalle scoperte. Per questo devo conservarmi rigida, inflessibile. non morbida e accogliente come mia sorella, come dovrei essere anch’io. Lei è un punto di domanda, penso, prima di addormentarmi. Dalla sua parte dell’Atlantico sta ripiegata su di sé, nel buio, mentre io sono dritta come un punto esclamativo. E il pensiero sembra chiarire tutto. Devo solo tornare a essere un punto di domanda. Domani comincerò a piegarmi. Comincerò domani.


Questo libro non è proprio il libro per me. Ho fatto molta fatica a leggerlo e mi sono arenata diverse volte tra le sue pagine; tuttavia non credo sia un brutto libro, penso semplicemente che non si addicesse a me come persona, quindi cercherò di essere il più oggettiva possibile di modo che magari qualcuno di voi, con un’indole diversa dalla mia, possa invece apprezzarlo.

Hannah è la protagonista e arriva a Firenze per prendersi una pausa dalla sua vita. È di Boston, e ha lasciato tutto in cerca di sé stessa. È malata: soffre di anoressia, e non riesce più a guardarsi allo specchio se non per verificare di non aver messo su neppure un grammo, tanto che tiene meticolosamente il conto di ciò che mangia annotandolo su un taccuino. 

Mi aspettavo un romanzo che avesse come fulcro il disturbo alimentare e una possibile rinascita della protagonista, ma non è questa la sensazione che ho avuto. Probabilmente era l’intento dell’autrice, ed era quello che lei stessa avrebbe voluto trasmettere al lettore, ma con me non ce l’ha fatta. Ho trovato la narrazione troppo frammentaria, per sentirmi davvero partecipe del problema di Hannah, ma ancor più per poter empatizzare con lei. 

Hannah è un’appassionata d’arte e le lunghe digressioni artistiche hanno spezzato il ritmo della storia. Credo che l'intenzione fosse quella di far vedere come l’arte avesse il potere di farla rinascere, ma strutturando la narrazione in questo modo segmentato mi sono sentita allontanata dalla protagonista. Non che l’arte non mi interessi, ma, essendo alla ricerca di un libro di narrativa e non di un saggio, l'eccessivo dettaglio utilizzato dall'autrice, mi ha fatto perdere interesse nella vicenda nel suo insieme. Penso, però, che un vero appassionato d'arte troverebbe meraviglioso questo inno fatto alle meraviglie della nostra terra.

È un pensiero rassicurante, ma poi cambia e diventa spaventoso. Perché la donna futura non sono ancora io, e so che guardandosi indietro lei vedrà me, la se stessa di adesso. E proverà compassione, si sentirà superiore, e vorrà cancellarmi, distruggermi. Dirà:  Ricordo com’ero, ma poi sono cambiata. Cercherà di annullare tutto ciò che mi appartiene

L' attenzione di Hannah si focalizza poi sulle sante e sulla vita di privazioni che conducevano, cercando un legame tra il loro stile di vita e la sua malattia. La narrazione continua a subire repentini cambi di direzione in cui continuano le lunghe digressioni sulle biografie delle sante a cui Hannah si interessa e in questo modo mi sono sentita nuovamente allontanata da Hannah e dalla sua vita a Firenze che è piena di vita e in cui Luca e il canottaggio cominciano ad avere un ruolo decisivo e che avevano catturato tutto il mio interesse.
Inoltre, personalmente, non ho apprezzato che a tratti si abbia quasi l'impressione che privarsi del cibo come facevano le sante, sia un modo sano di condurre la propria vita. Benchè Hannah successivamente tragga da questo percorso e dalle letture che intraprende del beneficio, l’ho comunque trovato un messaggio sbagliato. Mi sono immaginata una persona che soffre di anoressia leggere questo libro in cerca di risposte o di conforto: trovando delle affermazioni simili la sua situazione non sarebbe potuta di certo migliorare.


E io, quale sono delle due? La pazza che si protende verso l’invisibile o la donna che la osserva senza scomporsi? Sono stata entrambe. L’una e l’altra, per un anno intero. La spettatrice distaccata e l’ossessa che sbraita e si contorce, scavandosi fino all’osso. Scolpendosi.


Sicuramente la mia non è un’opinione positiva, ma ho comunque deciso di dare tre stelle su cinque al romanzo, perché i contenuti sono davvero troppo soggettivi per poter sminuire il libro. I presupposti erano molto buoni e le parti strettamente inerenti alla vita di Hannah sono commoventi, ma purtroppo è un libro che non è mai davvero decollato.Il romanzo è molto descrittivo e io non sono un’amante dei libri così prolissi, ma magari a qualcuno piacciono.Non sono un’appassionata di chiese, non sono credente e quindi probabilmente il troppo tempo dedicato all’iconografia cristiana e all’aspetto biografico delle mistiche hanno un po’ minato il mio interesse per il libro. Se però questi sono dei temi a voi cari e per cui provate interesse, La mia fame è troppo amore è davvero un intreccio perfetto di narrativa, arte e religione e sarà sicuramente il libro ideale per voi.

Vi abbraccio,

Marta



"IL SOLE A MEZZANOTTE" DI TRISH COOK - RECENSIONE

Buongiorno a tutti lettori!
Oggi sono qui per pararvi di un libro che mi aveva incuriosito, in quanto al cinema è da poco uscito il relativo film. Sto parlando di “Il sole a mezzanotte”. Il film sembra carino dal trailer, ma volete sapere cosa penso del libro? Continuate a leggere per scoprirlo.



Titolo: Il sole a mezzanotte
Autore: Trish Cook
Editore: Fabbri Editore
Prezzo cartaceo: € 15.30
Prezzo ebook: € 9.99
Pagine: 205
Genere: Young Adult

TRAMA

Katie Price ha diciassette anni e una rara malattia che le impedisce di rimanere anche un solo secondo sotto la luce diretta del sole. Farlo le costerebbe la vita. Solo al tramonto il mondo di Katie le si dischiude davanti: con la sua chitarra esce da casa e si mette a suonare ovunque, a cantare le sue canzoni negli angoli della città, anche alla stazione dei treni, per tutti i viaggiatori che vanno e vengono. E lì una sera Charlie Reed incrocia la sua strada, proprio lui, la sua "cotta tremenda", l'ex atleta del liceo di cui Katie è innamorata da dieci anni in gran segreto, senza mai aver avuto l'occasione di poterlo incontrare e frequentare. Perché tutto nella vita, per chiunque tranne che per lei, succede al calore del sole. Ma questo incontro cambierà il destino di Katie, di Charlie e quello delle persone attorno a loro, per sempre. Perché per innamorarsi bisogna essere avventati, ma per lasciarsi amare ci vuole coraggio.

RECENSIONE

«Ho fatto qualche ricerca» riprende serissimo. «So cos’è l’XP e so cosa ti sta succedendo. Ma noi non siamo gente che molla. Me l’hai insegnato tu.»Alla fine cedo; rido e piango insieme. Perché scegliere tra lacrime e risate se questa è una situazione adatta a entrambe le reazioni?«Non mi tirerò indietro» aggiunge lui. «Ho deciso: voglio stare con te.»

Katie Price è una ragazza con una strana malattia genetica l’XP (malattia per altro che ho scoperto esistere davvero pur essendo molto rara), se si esponesse ai raggi del sole il suo corpo potrebbe incorrere in un processo degenerativo che arriverebbe anche a interessare la corteccia cerebrale fino a portare poi alla morte.

Katie vive quindi isolata, dorme di giorno e vive di notte, scrivendo musica e suonando la sua chitarra.
Dalla sua finestra vede passare ogni mattina un giovane bellissimo, che lei sa perfettamente essere Charlie Reed, ma lui ignora completamente l’esistenza di Katie fino a che, una sera, non si incontrano e lui resta folgorato da Katie e dalla sua musica.

Il libro mi ha obbiettivamente deluso. È un Young Adult carino, ma che secondo me è più che altro   risvolto solo a un pubblico di ragazzine molto giovani. Diciamo che sono un po’ troppo cresciutella per certi romanzi d’amore, così “superficiali”.

La storia sboccia dal nulla, non si percepisce l’accrescere di questo sentimento. Non vi è naturalezza in questa vicenda. Le persone si innamorano in tanti modi diversi, chi con un primo incontro, chi da sempre e se ne rende conto dopo dieci anni e chi piano piano, conoscendosi, ma sempre, in qualsiasi caso, l’amore è il sentimento della vita e non può essere bypassato, non può passare in secondo piano; tanto più in un romanzo che si pone in una categoria letteraria che si prefigge di esaltarlo.

L’ho percepito come una serie di eventi, un numero indefinito di appuntamenti talmente sdolcinati da risultare poco realistici, in cui poi alla fine non succedeva nulla di particolare.
L’ho interpretato come una lista. Nella narrazione si bada di più a scrivere cosa accadde, in maniera veloce e poco descrittiva, che ai sentimenti dei due protagonisti.

Improvvisamente si amano. Fine. Come? Non si capisce. Quanto? Si capisce ancora meno. All’inizio Charlie non sa neppure dell’esistenza di Katie, e poi improvvisamente appare l’amore, dal niente.

«Voglio andare con Charlie… sulla barca. Adesso.» Non permetterò più alla malattia di decidere per me. Non è finita finché non sarò io a dirlo. E forse ora sono pronta.In salotto scende il gelo. Morgan fissa mio padre, non capisco se speri in un sì o in un no. Charlie è immobile in attesa di una risposta.[...]«Sto bene, papà» lo rassicuro. «Vorrei andare.»Lui mi guarda impassibile. Non era preparato a quest’ultimo atto di resistenza, a vedermi lottare per un altro pizzico di indipendenza e di libertà. Be’, lo deve accettare.Lo sappiamo tutti cosa significa se vado. Ma a me sta bene, sul serio. Non ci sono altre opzioni.

Per un buon 75% ho pensato che il libro fosse un flop. Mi è scivolato addosso come la rivista di moda che ogni tanto leggo la domenica. Ma poi… Ecco che il libro acquista un “suo perché”: un finale a sorpresa che, sono sincera, non mi aspettavo e soprattutto un’intensità che mi ha colto completamente alla sprovvista. Il finale è bellissimo, struggente, commovente. Tutta l’emozione che mi è mancata durante l’intero libro, improvvisamente mi è stata restituita.

È un inno alla vita, alla voglia di godersi ogni attimo, di sperare fino alla fine. Di amare, amare senza confini, senza limiti. La conclusione mi ha sconquassata e mi è arrivata dritta al cuore.
Mette in risalto i sacrifici che sono insiti nel "amare" e a cui nessuno si può sottrarre e di quanto a volte le responsabilità pesino sulle spalle, ma di come ne sia necessaria l'accettazione.

Do tre cuori a questo libro solo per il finale, perchè è stato perfetto, ma non posso dimenticarmi di tre quarti di libro spento e scritto con uno stile che forse io non utilizzavo neanche a sedici anni. Ho riso, a volte, per certe battute ironiche, questo lo devo riconoscere.

Considerando come è cambiato lo stile nel finale e le sottili battutine qua e là, la scrittrice il potenziale lo aveva, ma alla fine si è ridotta a scrivere un libro mediocre.
Per me bocciato. Leggete solo il finale!

«È da una vita che aspetto di sentirmi così» dico a Charlie.Lui mi bacia e sento il gusto salato delle sue lacrime. «Anch’io.»

Vedendo il trailer ho la sensazione che questo sia uno di quei rarissimi casi in cui il film è meglio del libro. Appena lo avrò visto ve lo farò sapere!

Spero di esservi stata utile, e che la recensione sia stata di vostro gradimento.
Vi mando un bacio e alla prossima,
Marta